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Com'è bello finire in Disgrazia

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  • Il 24 agosto 2012 in Valmalenco e in Valmasino (Sondrio) si festeggia il 150° della prima ascensione del Monte Disgrazia, una delle più belle montagne delle Alpi, la più alta tutta lombarda. I primi salitori furono gli inglesi Edward Kennedy, presidente dell'Alpine Club di Londra, e il collega Leslie Stephen (futuro padre di Virginia Woolf) con il domestico Thomas Cox, condotti dalla guida svizzera Melchior Anderegg. Il resoconto della scalata apparve sulle prime pagine del fascicolo inaugurale dell'Alpine Journal (spring 1863) che resta la più autorevole rivista alpinistica del mondo. Illustrata da questa incisione.
  • Nel film di Fred Zinnemann Cinque giorni un'estate (1982) il protagonista Sean Connery in vacanza in Engadina negli anni tra le due guerre sogna una grande scalata. Un giorno la guida gli passa il binocolo mostrandogli la meta per l'indomani. E Connery esclama finalmente entuasiasta: "Ecco la montagna per cui sono venuto!" Solo gli intenditori sanno riconoscere che quella montagna è il Disgrazia visto da nord. Perché quella vetta non sta in Engadina, ma come sappiamo solo in Lombardia. Una licenza della fiction che riempie d'orgoglio il turismo valtellinese.
  • Per ammirare la nord del Disgrazia corazzata di ghiacciai quasi come Sean Connery (in 30 anni il disgelo li ha ridotti molto), si va a Chiareggio, in fondo alla Valmalenco e si prende il sentiero per il passo del Muretto che porta in Svizzera.
  • Ma per scalare il Disgrazia per la via classica degli inglesi bisogna andare sul versante opposto, in val Masino. Da Filorera a destra su stradina asfaltata di 12 km (pedaggio) si sale alla piana di Preda Rossa (1955 m), dove si lascia l'auto.
  • In due ore a piedi al rifugio Cesare Ponti del Cai Milano (2559 m).
  • Lasciamo il rifugio alle 6 del mattino, risaliamo la morena e mettiamo piede sul Ghiacciaio di Preda Rossa che risaliamo fino alla Sella di Monte Pioda (3387 m). Il mio compagno è la guida alpina Luca Maspes, il più forte arrampicatore del Màsino.
  • Sulla cresta conviene tenere i ramponi anche se i tratti con neve e ghiaccio sono oggi molto radi. L'itinerario più vantaggioso è segnato dalla roccia incredibilmente graffiata: sul Disgrazia non è granito come nel resto del gruppo Masino e Bregaglia, ma serpentino, pietra verde sfruttata soprattutto in Valmalenco (foto Luca Maspes).
  • Un mare di montagne verso la Svizzera che si estende dal Monte Rosa al Bernina, il quattromila più orientale delle Alpi.
  • Alle 9,45 siamo in vetta, accanto al segnale posto dall'IGM negli anni Trenta del Novecento alla quota di 3678 m.
  • Autoscatto (foto Luca Maspes).
  • La discesa è più agevole senza ramponi. Non è difficile, ma richiede sempre molta attenzione.
  • Al termine della cresta, per scendere il ghiacciaio ricazlamo i ramponi. Tutti e due usiamo ramponi Grivel.
  • Un intervento dell'elisoccorso Regione Lombardia al rifugio Ponti. Per fortuna solo una slogatura di un'escursionista sulla morena. Ieri invece sul ghiacciaio di Preda Rossa sono stati trovati resti (un teschio e uno scarpone chiodato con un piede) che forse appartengono a una vittima di un gruppo di operai della Magneti Marelli scomparsi nel 1925.
  • Per il 150° della prima ascensione è stato pubblicato il libro Monte Disgrazia Picco Glorioso 150 di storia, Bellavite editore a cura di Giuseppe Miotti e Michele Comi. Lo splendido volume viene presentato a Chiareggio mercoledì 22 agosto, ore 18.
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